2. La bellezza
Cos’è questo rumore? Qualcuno ancora piange? E’ Ken: era stato
vicino alla sua amata Barbie Ballerina fino alla guarigione, e l’ha vista
andare via senza un saluto. Lisa, la bambola di pezza, lo consola.
Ecco che arriva Claudia:
-
Non si può mai star tranquilli qui, uff, guarda
che confusione! Chi ha di nuovo tirato giù tutti i sapientini? Certo non
possono esser scesi giù da soli! E sono anni che nessuno li cerca… e il meccano,
tutti pezzi sparpagliati… Povera me, quanto lavoro… Se pesco chi lascia tutto
così in disordine!
Ma cos’è questo rumore? Zitto Ken, smettila
non tirare su col naso. Se ne è andata, fattene una ragione.
Ma questo cicaleccio da dove arriva? Ecco, là sopra… Il “salone di bellezza”… il coperchio è
sollevato… che succede? Ehi tu, pettinatrice, dove vai? Torna nella scatola, stai
al tuo posto…
-
No che non sto al mio posto! Io sono una
pettinatrice diplomata, che ci faccio qui in mezzo a queste bambole trasandate
e sciatte: anni che non si fanno un bel taglio scalato, una bella permanente,
una tinta azzurra o viola come va tanto di moda… casalinghe annoiate! Scusa
Claudia, non voglio morire qui in mezzo a queste barbie arruffate e
spelacchiate, voglio respirare un po’ d’aria buona!
-
Va’ al tuo posto! Fila! Sei un giocattolo, e ti
cerchiamo quando serve; ed è vero, di solito non servi a molto…
Tra sé e sé Claudia si interroga sul senso di
quel che sta succedendo. Democrazia sì, giustizia sì, ma queste son bambole,
bambole salvate in corner dal bidone della spazzatura, e si fanno un sacco di
ragioni! Non s’era mai visto in passato niente del genere!
-
E tu saresti una volontaria? Vergogna! Mi
cercate quando serve! Una pettinatrice – diplomata – ha un sacco di cose utili
da fare per il mondo. Ma non mi stupisco di fronte alla tua resistenza… Guarda
come sei pettinata: due centimetri di ricrescita, e quante doppie punte…. Che
tristezza…
-
Impertinente, ora ti prendo, aspetta, dov’è la
scaletta…
-
Non mi metterai a tacere. Io sono una
pettinatrice e voglio fare tagli e
pieghe principeschi, voglio… voglio… ecco, voglio la bellezza: è questa la mia missione. Forse anche
per te qualcosa si può fare…
-
Davvero? Cosa vorresti… – e si accende un lampo
di vanità negli occhi di Claudia, mentre si gira alcune ciocche scomposte con
le mani.
-
Ummm, sei un caso difficile. Via quel color
grigio topo, e un taglio corto corto…
Ma non distrarmi. Stavo dicendo che voglio
fare qualcosa di bello e utile, e stare in mezzo alla gente. Voglio andare su
nei reparti, dove ci sono i bambini e anche le mamme, e renderli più belli,
attraenti e simpatici. La bellezza, si sa, rende positivi, e aiuta ad
affrontare le difficoltà. Ho già preparato il mio phon professionale e il casco
per le pieghe (anche se temo sia un po’ piccolo). Porterò con me l’estetista e
la truccatrice – le sto convincendo – per le creme e gli ombretti. Ecco, siamo pronte… un attimo per darti una
spolveratina di fard ce l’abbiamo… Dove scappi, vieni qui! No? Come vuoi. Ok, a
dopo. Andiamo ragazze. Dov’è
l’ascensore? Di là…
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